
Un oggetto di design che avrebbe fatto la fortuna di Chichibio. Un trampoliere a tre zampe che, come tutti gli oggetti di Albini, gioca sulla tensione e sull’equilibrio strutturali. \n Un servomuto da soggiorno, che, più che utile per appoggiare, sembra porgere all’ospite gli oggetti di casa. Prodotto all’inizio degli anni ’50 da Poggi e presente nel catalogo di Cassina con una riedizione dal 2008, il 'Cicognino' è un oggetto chiaro ed esatto e condensa dentro di sé tutte le ricerche progettuali e compositive del designer milanese. Si posa su tre punti come la Mitragliera, la zampa più lunga, che si ripiega, ricorda l’eleganza dell’incastro tra gamba e bracciolo della Luisa, lo slancio verso l'alto è quello di tutte le librerie albiniane. Il piano d’appoggio, una foglia di ninfea, con un semplice gesto diventa un vassoio; il bordo rialzato, che in natura impedisce alla pianta di essere sommersa dall’acqua, qui evita la caduta degli oggetti sopra riposti, svelandoci la struttura sottostante. \n Durante il corso della sua carriera professionale, condivisa dal dopoguerra con Franca Helg, Franco Albini ha posto al centro della ricerca il binomio esporre-guardare. Nel regesto delle opere, interminabile è il numero di padiglioni, allestimenti e musei realizzati nel corso degli anni, con soluzioni progettuali che si sono poi riversate nella realizzazione degli ambienti domestici. L’instabile equilibrio dell’Elevatio animae sul pistone telescopico (già esposto dentro garage BENTIVOGLIO) è paragonabile a quello della scrivania SC27; i montanti a pressione della libreria LB7 sono una soluzione formale analoga, a esempio, al celebre allestimento per la mostra di Scipione (1941) alla Pinacoteca di Brera a quello delle ceramiche di Picasso (1951) in Triennale; la struttura tripartita del 'Cicognino' ha similitudini con gli espositori del Museo di San Lorenzo (1952-1956). \n Se abitare e visitare sono due esperienze differenti, Albini le accomuna tramite l’atto più borghese di tutti, ovvero guardare; e se osservare è compito dell’abitante-visitatore, esporre l’oggetto e renderlo finalmente nudo è compito dell’architetto; su un tavolino di un soggiorno un semplice posacenere può così ambire ad essere opera d’arte.
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