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I Have Imagined Things Only True Believers Can See

Mario García Torres

Dopo il progetto dedicato a John Giorno e Ugo Rondinone nel 2023, la performance robotica ULTRAMORE di Riccardo Benassi nel 2024 e la proiezione di ΊΚΑΡΟΣ (Icarus) di Giorgio Andreotta Calò nel 2025, dal 10 giugno 2026 Palazzo Bentivoglio riapre le porte del suo giardino per dodici serate e presenta 'I Have Imagined Things Only True Believers Can See', un nuovo lavoro di Mario García Torres concepito appositamente per il luogo. La presentazione al pubblico di 'I Have Imagined Things Only True Believers Can See sarà accompagnata, il 10 giugno alle ore 21:30, dalla performance dell’artista 'Five Feet High and Rising', pensata come ideale prima attivazione dell’opera. Presentata alla Sharjah Biennal 13 nel 2017 e al C3A di Cordoba nel 2022, la performance è una conferenza-djset che traccia una storia culturale dei fiumi come luogo di incontro fra civiltà e soggettività diverse. \n 'I Have Imagined Things Only True Believers Can See', destinata a rimanere nel giardino di Palazzo Bentivoglio, è un’opera che nasce dalla riflessione di García Torres attorno ad 'Autoritratto (mi fuma il cervello)' (1993), uno degli ultimi lavori di Alighiero Boetti: un bronzo a dimensioni naturali in cui l’artista si rappresenta mentre tiene sospeso sopra la testa un tubo da giardino da cui sgorga un getto d’acqua che, a contatto con un sistema riscaldante incorporato nella scultura, si trasforma in vapore. Con 'I Have Imagined Things Only True Believers Can See' , García Torres isola il tubo, sottraendolo alla figura originaria e trasformandolo in una presenza autonoma. Realizzata in rame patinato, l’installazione assume perciò la forma di una canna per l’irrigazione lunga oltre sessanta metri ed esageratamente aggrovigliata, che attraversa un’aiuola ed emette un getto d’acqua su una piastra incandescente, generando vapore. \n Con la sua consueta pratica di riattivazione di figure, episodi e miti della storia dell’arte, García Torres non propone una citazione diretta, ma uno slittamento immaginativo. Il gesto di Boetti viene qui spinto alle estreme conseguenze: il tubo sembra emanciparsi dal proprio autore, acquisire vita autonoma, aggrovigliarsi nello spazio e continuare a cercare, ironicamente, quella stessa tensione creativa evocata nell’opera originaria. \n

10.6.2026
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27.6.2026

dal mercoledì al sabato dalle 20 alle 23

ph. Sebastiano Pellion di Persano

ph. Sebastiano Pellion di Persano