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Tra le peculiarità più interessanti di Aby Warburg, c’è il criterio con cui ha ordinato la sua biblioteca, non con il solito metodo archivistico, ma per le relazioni che i volumi avrebbero potuto instaurare tra di loro; due libri vicini si alimentano vicendevolmente, ampliando l’uno i significati e le prospettive dell’altro. Warburg non ha mai smesso di ordinare la sua biblioteca, concepita come un sistema vivo e necessariamente mutevole, desideroso di rinnovarsi giorno dopo giorno. \n Organizzare e disporre la propria collezione d’arte è ugualmente un lavoro che dura tutta la vita, e le opere di Palazzo Bentivoglio attendo spesso anni per trovare finalmente, come direbbe Warburg, il “buon vicino”, ovvero l’oggetto, il quadro, il manufatto, che innesca il cortocircuito di significati e lo slittamento di senso verso nuovi orizzonti a noi prima sconosciuti. \n Gli arazzi realizzati da Michiel Wautiers tra il 1665 e il 1670, che ritraggono vari paesaggi con cani da caccia, sono tra le prime opere ad abitare le sale del palazzo; recentemente nella stessa stanza di cui adornano le pareti sono arrivati alcuni fondali de ‘La Rosa di Baghdad’ (1949), il primo cartone animato italiano a colori. E sono forse questi ultimi a suggerire una nuova e temporanea disposizione delle quattro scene venatorie: le quinte di un piccolo teatrino su strada, inaccessibile, di cui ancora una volta i passanti ne diventano, volenti o nolenti, i protagonisti. E arrotolare, spostare e nuovamente svolgere gli arazzi è un atto necessario alla loro vita, perché ci ricordano l’origine tessile dell’architettura: gli interni di una tenda nomade in cui le trame dei tessuti ricreavano la totali dei colori e delle forme del mondo.
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